Le Vie della Memoria

Val Zemola /vàl

Con le casere BEDIN, FERRERA e GALVANA

La Val Zemola e le sue casere

La Val Zemola, conosciuta dagli abitanti come Val, si sviluppa a nord dell’abitato di Erto. Custode di questo ambiente di grande valenza naturalistica e paesaggistica è il Monte Duranno, fra le cime più elevate del Parco delle Dolomiti Friulane. Nella valle scorre l’omonimo torrente che la percorre in tutta la sua lunghezza per poi sfociare nel torrente Vajont.

Sono presenti strutture legate all’alpeggio con pascoli e prati da sfalcio, segno dell’attività malghiva presente in valle fino agli anni ‘50. Casera Ferrera, Casera Bedin, Casera Pezzei e Casera Galvana, erano abbinate a due a due per la gestione del pascolo: Casera Ferrera con Bedin e Casera Pezzei con Galvana.

Di notevole interesse è la cava di calcare rosso, ricco di ammoniti, che per decenni è stata utilizzata per l’estrazione del ramello rosso ammonitico. Oggi il sito fa parte dell’itinerario storico-didattico di Cava Buscada.

“Mi ricordo della guerra. Mi ricordo che i tedeschi hanno fucilato dei partigiani in Vàl. Dopo casera Ferrera, sotto c’è una strada che si arriva al rifugio Maniago. E lì c’è un sasso grandissimo, che se vai giù vedi le acque del Vajont. Allora erano tutti quanti in fila, venivano giù dalla Val Cassana, ed erano tutti con le mani in alto. Sono passati tutti quanti così in fila. Dicevano che volevano stare con i tedeschi. Ne hanno salvati due, gli altri li hanno fucilati tutti e li hanno buttati nel Vajont. Non erano di Erto, erano tutti foresti”. 

Testimonianza di Angelica De Damiani

“Noi si partiva alla mattina, io ero un ragazzino, avevo 9-10 anni, alle 5 alla mattina con i nonni e le zie, per andare su a fieno. Si andava in Val Zemola, che si chiamava val, oppure di andava per i Forcai e sia andava su in Buscada. In cima alla montagna, si andava proprio in alto e si vedeva giù la ferrovia che da Padova andava a Calalzo… E mi ricordo a 10 anni mia nonna che mi diceva “vieni qua, vieni qua!” e io andavo su in cima e vedevo giù il treno che passava… e chi mi tirava via di là? Andavamo su a fieno, per fare un po’ di fieno ci voleva una settimana… si portava dietro la polenta, tutto per mangiare, e alla sera si ritornava, e alla mattina su di nuovo. Prima passavi solo con la slitta… Con la slitta, con le mucche e basta, non c’era altro. Perché si andava anche a legna lassù, e quando la slitta era carica si prendeva dietro del lardo, quello del maiale, si metteva dentro in un sacco… perché la slitta si faceva fatica a tirarla, allora ogni tanto si metteva sotto il lardo, le lamine si ungevano e scivolavano meglio. Se caricavi la slitta del letame per andare giù nel Vajont andava bene, ma dopo quando avevi scaricato la slitta dovevi prendere la slitta in schiena e ritornare su… Ed ero il più vecchio dei cugini, e toccava tutto a me”. 

Testimonianza di Franco Filippin