Le Vie della Memoria

Mulini /molìns

Borgata

La contrada di Zia Lucia

“Questo l’ambiente in cui scorreva, serena anche se povera, la vita delle genti. Questo il sunto, lo sfondo, il colore che dipingeva le tante storie che zia Lucia raccontava ai bimbi della Contrada del Rio dei Mulini tutte le sere, dopo terminata la recita del rosario e che si trasformavano in fiabe sempre nuove. Zia Lucia! Una donna piccola e paffuta dalle tipiche fattezze montanare i cui abiti, lunghi, ampi e un tempo neri, mostravano i segni delle sue fatiche perché sbiaditi e consunti e che perciò le donavano una dignità composta”. 

 Dal libro Vajont Leggende Storia e Cronache di Felice Filippin Lazzeris.

Nella Valle del Vajont diverse località prendevano il nome Mulini. Una era la borgata che si trovava sotto l’abitato delle Spesse. Qui, nella contrada del Rio dei Mulini, sono ambientati i racconti di zia Lucia, raccolti da Felice Filippin Lazzeris, nel suo libro “Vajont Leggende Storia e Cronache”:

“Molti valligiani venivano al Rio dei Mulini a macinare il “sorch”, il granoturco, nell’unico mulino rimasto e che funzionava ormai con una sola mola. […] L’andare “a molino” era una festa per i ragazzi, i quali pur di vedere la macina girare e l’acqua che faceva muovere le pale formare nuvolette di goccioline attorno alla ruota, aiutavano festosi a portare i sacchi. […] Dagli Agusìe al Cristo sono quattro “polse” (luoghi di soste) e duecentocinquanta metri di dislivello. Otto viaggi al giorno fanno duemila metri ed è come salire sulle Grigne con la “carga” sulle spalle”.

Un’altra località Mulini si trovava invece proprio sotto l’abitato di Erto. Entrambe le borgate furono espropriate in previsione dei lavori di costruzione della diga e finirono sommerse dal lago.

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